Ecco un altro stralcio, vecchio a dire il vero, che riguarda le sorti dei blogger nel caso non si tenga d’occhio cosa fanno delle nostre leggi (ecco il testo e la fonte):
[...]
il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’editoria, nel corso dell’audizione sulle prospettive di riforma del settore dell’editoria – tenutasi presso la Commissione Cultura della Camera – ha affermato che l’iscrizione al registro riguarderebbe solo chi opera su internet «con un’organizzazione imprenditoriale del lavoro»;
in tale circostanza è stata annunciata la presentazione di un comma aggiuntivo all’articolo 7 del disegno di legge che escluderebbe dall’ambito di applicazione della norma «i soggetti che accedono o operano sulla rete per prodotti o siti ad uso personale»;
a giudizio dell’interrogante, la nuova formulazione della disposizione non elimina i dubbi in merito all’esatta identificazione dei soggetti destinatari; in particolare, non si comprende se nella nozione di «organizzazione imprenditoriale del lavoro» vi rientra chi propone pubblicità dal suo sito o chi vende un prodotto on line;
nonostante le rassicurazioni fornite, il testo in esame è suscettibile di dar luogo ad interpretazioni arbitrarie ed estensive con possibili gravi limitazioni per chi è responsabile di un blog -:
se non ritenga opportuno intervenire con urgenza per riconsiderare l’opzione normativa ricordata in premessa, come richiesto dalle associazioni dei bloggers, e quali iniziative intenda intraprendere affinché sia garantita la libertà di espressione su internet.[...]
Questo è un vecchio testo, come dicevo, ed infatti quello che allora era l’articolo 7 ora è l’8 e nel comma terzo viene definito che non dovranno iscriversi al ROC i blogger personali. Ad oggi, non mi è ancora chiaro se chi ha pubblicità sul proprio blog rientra nell’organizzazione imprenditoriale del lavoro. E’ effettivamente decisamente ambigua la cosa. Il non scritto può essere interpretato, e forse non è scritto proprio perchè possa essere interpretato.